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Sabato 4 giugno 2016 h20,00 | PROSA - Sala Giancarlo Nanni
Venerdì 3 giugno h 17,00 PROVE APERTE

DEDALUS
J. Joyce Letters from Rome

Ideazione e Regia Quinto Fabriziani
Con gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Roma
Attori e musicisti di NED

Il quarto lavoro, della Tetralogia sulla fine del linguaggio, tratto dai testi di James Joyce, si chiude tra le voci di alcune lettere scritte da Roma nel breve soggiorno di sette mesi e sette giorni tra Agosto 1906 e i primi di Marzo del 1907. Il lavoro condotto con gli studenti del Workshop sul linguaggio e il proprio corso di scenografia dell'Accademia di Belle Arti, finisce un ciclo iniziato cinque anni fa con Ulysses. Il lavoro svolto non è stato da meno delle tragicomiche avventure della giornata di Bloom. Così si è finiti dopo il ritorno alla tragedia e al canto epico sul contemporaneo, tra ostracismi di burocrati e ombre Kafkiane, nel Dedalo delle voci entro il clangore incessante delle città tra apocalittiche transumanze di popoli, guerre oltre il nulla.
Uno scrittore posseduto dal linguaggio (come disse di lui Stefan Zweig più tardi incrociandolo a Zurigo) che intona tra le righe un requiem sulla sua fine tra Ulysses e Finnegans Wake. La babele delle lingue trasformata in labirinto d'echi e di voci, nell'indistinto avanzare, sulla spiaggia inutile, l'esaurirsi di ogni tramonto.
La tragedia del linguaggio verso una fine; si rappresenta in bagliori e sussulti, l'uomo vestito da niente cieco viene verso di noi. Da un testo dove le figure, le voci si assottigliano ai margini della pagina, nei bordi, sugli orli di qualche occhiata in una rappresentazione già accaduta e ancora una volta da succedere. La visione tra i gesti in un sillabario da teatro pieno segni, ombre, paure, oggetti dell'infanzia, cose; un bestiario privato dei nomi, mancante di specie e tassonomie, un raccolto di sguardi senza altra memoria che l'essere qui ora senza mancare. Testi che si allontanano nella loro descrizione delle cose dalle cose stesse, un brusio di nomi un trambusto di parole di suoni; rumori della nostra assenza da quel paesaggio vuoto, con ombre allungate che declinano voci già state nell'oblio.

Note sul progetto e immagini
https://qfabriziani.wordpress.com



RASSEGNA STAMPA

Prove aperte per "Dedalus". Allievi di Belle Arti al lavoro su Joyce
Corriere della Sera 03/06/2016

 

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